sabato 4 luglio 2020

Anche le canzoni portano emozioni, soprattutto quando si fissano su momenti importanti della nostra vita. Emozioni, musica, immagini e parole.

sabato 13 giugno 2020

PADRE

  FILMATO DI MIO PADRE ANNI SESSANTA ALLE PRESE CON LA FORD TAUNUS 1700                                            
  PADRI E MADRI

In questo periodo in diversi luoghi Italiani e nel mondo il dolore per la perdita improvvisa di cari familiari si è diffuso implacabile e spietato. Donne e uomini che potevano ancora vivere molti anni sono scomparsi; come se una maledizione demoniaca volesse interrompere quel vivere sereno e innocuo di quelle persone. Morire senza un conforto, senza uno sguardo di figli, consorti, nipoti. Nemmeno una lapide, un ricordo. Eppure in quelle vite c'era un mondo pieno di pensieri di gioie, anche di tristezze che comunque entrano nel gioco della vita, speranze. Gli anziani sono stati i più colpiti, individui ricchi di esperienze, di consigli, di idee da profondere ai loro cari e amici. Molti anni fa persi mio padre, non per colpa di un virus, in quei tempi non vi erano pandemie a minacciarci, Come la maggior parte degli esseri umani la sofferenza era truce, insopportabile e rimase per sempre viva in me. Quando si spense ebbi la sensazione di sentire un lieve soffio d'aria. Fu così che volli dedicare a quell'uomo così importante per la mia vita una poesia, un pensiero che restasse eterno solo per lui. Per questo lo riporto qui e lo dedico a tutte quelle persone che hanno visto scomparire con i loro cari una parte della loro stessa vita.

                                        PADRE

Padre, il mio cuore non ti ha dimenticato.
Il tuo calore non è più qui, ma so che il tuo respiro è rimasto nell'aria.

Non odo più i tuoi passi, non vedo più le tue profonde rughe, non vedo e non sento più il tuo profondo dolore.
Le mie lacrime sono state asciugate da un soffio di vento.

Forse c’era il tuo respiro Padre.
Scorgo nell'ombra del tempo un giorno eterno senza tenebre, ove anch'io non esisterò più, forse il mio respiro incontrerà il tuo.

Padre!

giovedì 14 maggio 2020

IN ONORE DI EDOARDO

Tutti abbiamo il nostro arco di vita; tante esperienze, tanti ricordi rimangono scolpiti in noi come solchi indelebili, quando pensiamo di avere provato tutto e la terza età scorre come l'acqua di un placido fiume assonnato, ecco che qualcosa di nuovo ti sveglia dal torpore e ti riempie di infinita gioia. La nascita di un nipotino; diventi nonno provando emozioni indescrivibili come quando diventasti padre. Quando due anni fa nacque il mio nipotino Edoardo ebbi il desiderio di esprimere il mio pensiero colmo di giubilo scrivendo le seguenti semplici parole.




19-04-2018

IN ONORE DI EDOARDO

Guardare il cielo ogni notte, splendente della sua atavica magnificenza può sembrare straordinario, ma quando in questo cielo scopri che una nuova stella occupa quegli spazi lo osservi sorpreso che questo possa rinnovarsi e arricchire di luce quei vuoti che prima apparivano scuri. Adesso come in quel cielo la nostra vita si è saturata con esplosioni di luce nuova grazie allo splendido sole che ieri è sorto per la prima volta con il nome di Edoardo.

Massimo

domenica 10 maggio 2020

FESTA DELLA MAMMA

Un tempo la festa della mamma era l'otto maggio, ora cade in domenica indipendentemente da questa data. Mi pare chiaramente che questo cambio segua una necessità commerciale. Tuttavia a noi non importa nulla, per noi la mamma è sempre la mamma. Una mamma è pure una donna; certo direte voi che novità, può sembrare banale ma invece non lo è. Penso soprattutto a quegli uomini che non hanno rispetto per le donne, costoro maltrattando le donne è come se lo facessero alla loro madre, figlia o moglie che sia. Donne e madri, noi uomini le vediamo fisicamente deboli rispetto a noi, indifese, ma ci sbagliamo; quanta forza c'è dentro di loro solo Dio lo sa. Noi non ce ne accorgiamo e non ci accorgiamo nemmeno quando per noi una parola apparentemente semplice o pronunciata con leggerezza per loro invece ha sempre un significato, un fine. La loro vista è quella di un'aquila, la nostra quella di una talpa. Detto questo voglio dedicare a queste madri e donne il seguente pensiero.



Cosa significa essere mamma? Un uomo può solo immaginarlo ma non provarlo. Ma già da figlio rappresenta una base sicura, un volto, una guida e porterà con sé per sempre la sua forza immensa, il suo amore senza condizioni. Una donna avrà in lei una guida e una figura da ascoltare. Avrà un aiuto nei momenti difficili un esempio di donna che non risparmia una cellula del suo corpo per crescerla, per insegnarle ad essere a sua volta madre. Le nostre mamme le conosciamo, le amiamo sia quando ci sono che quando il cielo se le porta via. Allora, grazie mamme, tanti auguri a tutte voi, a quelle che illuminano i nostri occhi e anche a quelle che gli occhi li hanno chiusi. AUGURI

Massimo

giovedì 7 maggio 2020

IL CANTO DEL FIUME


IL CANTO DEL FIUME

lo senti scorrere con il suo soave canto, un lieve strato di vetro che come uno specchio contorto scendendo accarezza le rocce e le sabbie.
È dalle carezze ai suoi sassi che si genera questo dolce suono continuo e instancabile, distende i pensieri e sulla riva ti puoi addormentare. Delicati schizzi d'argento come milioni di piccoli soli giocano saltellando sopra le pietre, scavallandole sulle piccole rapide.
Da milioni di anni il fiume scorre. È come un libro chiuso, non conosci le sue parole se non lo apri o se lo guardi da lontano indifferente. Se ti avvicini e osservi le sue acque cristalline puoi vedere le creature che protegge, i piccoli pesci, le sue verdi alghe.
Lo stai osservando vero? Stai aprendo la sua copertina e come il libro ti svela i suoi segreti. Ma se profani la sua natura si alza la brezza, la sua superficie si increspa e con l'aiuto del sole l’acqua si ribella ai tuoi occhi che non possono più penetrarlo, nasconde i suoi tesori come se fossero serrati nello scrigno di una fiaba.
La tua pelle è come la superficie del fiume e a volte non vuoi che ci si possa guardare dentro perché chi guarda non si accontenta di quello che c'è ma pretende di metterci ciò che in quel fiume non ci può stare, rendendolo ombroso come una spelonca insana, e inguardabile come quando dal nubifragio i ruscelli raccolgono la melma dai declivi dei monti e delle valli tramutandolo in un furioso e spaventoso mostro pieno di rabbia.

Massimo


Le offese hanno sempre delle reazioni. Offendere una donna, un uomo o ciò che fa parte della natura può scatenare la ribellione che a volte è devastante. Bisogna sapere ascoltare ad apprezzare ciò che di meglio le cose e le persone possono dare. Ascolta e godi della bellezza.


venerdì 1 maggio 2020

IL VECCHIO PESCATORE E IL VECCHIO PONTE




Hai sovrastato il fiume per molti anni, l’acqua azzurra passava sotto di te. Le auto e i tir hanno imbrattato l’asfalto con i loro aliti neri. Barche e canoe si sono fermate sotto la tua ombra.  Le brezze delle mattine d’estate hanno increspato l’acqua, portando i profumi del bosco. Onde spaventose hanno frustato i tuoi piloni titanici. Grosse querce si sono infrante sulle rive travolte dalle piene. Gli innamorati si sono baciati nascosti dal tuo fresco abbraccio protetti dal tormento della calura. Gli inverni ti hanno nascosto dal sole tenendoti come un castello circondato dalle nebbie, dandoti quel fascino antico e misterioso . Hai protetto mille volte le devote rondini tra i tuoi contorti ferri corrosi dall'usura del tempo e delle intemperie. Ma un giorno ti sei affezionato a quel vecchio pescatore, che con la seggiola si sedeva accanto a te e puntava la sua lunga canna sulle lente acque che placidamente scorrevano profonde e che continuamente riflettevano i tuoi profili come un gigantesco specchio. Lui non poteva stare lontano da te, fumava le sue sigarette una dietro l’altra, e ti raccontava di se della sua vita, di tutte le sue passioni delle persone che lo hanno conosciuto e chissà quanti aneddoti che solo lui conosceva.
Sorrideva soddisfatto ogni volta che un pesce rimaneva appeso ballonzolante alla sua lenza. Poi brindava nelle pause con un bicchiere di vino alla tua salute come se fossi un amico e forse lo eri veramente. Eri sempre lì con la tua imponente figura, sicuro, forte come un gigante, quello che il fragile pescatore ammirava di te. Si sentiva sicuro protetto da te anche in quei giorni quando la pioggia improvvisa  sferzava l’acqua. Forse era la prima volta che qualcuno ti aveva apprezzato e ti aveva parlato. Tutti passavano con uno sguardo fugace pensando che tu fossi solo un manufatto inerte. Tanto era basso il rispetto che persone balorde ti lordavano i basamenti lasciando maleodoranti immondizie. C’era anche chi ti scriveva sopra frasi immonde con quelle bombolette puzzolenti. Ma Lui no, lui si sentiva come una parte di te. Le tue alte prismate allineate come una strada gli permettevano di sovrastare le acque. Le poteva guardare dall'alto in basso e scorgere tutti i pesci che si nascondevano sul fondo. Egli ti stimava così tanto da richiedere di essere fotografato con te. Era convinto che in cuor tuo ti faceva piacere di essere immortalato in una foto soprattutto con lui che ti apprezzava come un amico . Ma poi dopo quella foto non l’hai più visto tornare e hai capito che l’unica persona che ti aveva degnato di attenzione era partita per quel viaggio che non ammette ritorno. Tanta gente ti ha circondato ma nessuno ti ha mai apprezzato così tanto. Hai deciso dopo tanti anni che star solo non valeva la pena. Così anche tu sei partito e le ruspe non hanno lasciato nemmeno un pezzo di cemento di te, nemmeno un ferro arrugginito.
Tutto è stato asportato con cinica perizia e dove i tuoi piloni opponevano una fiera resistenza alle acque non ti hanno lasciato nemmeno una lapide, un pezzo di muro per dire: ecco qui per decine di anni il ponte sorresse milioni di veicoli e di persone, grazie a lui è stato possibile concludere affari, commerciare, salvare persone. nemmeno una scritta che richiamasse almeno la data della tua nascita e del tuo crollo, come quei barboni nelle stazioni dove nulla deve restare delle persone povere in loro ricordo. Solo i sorci spendono qualche squittio per quei disperati che tanti pasti hanno diviso con loro.
Ora un giovane ponte ha preso il tuo posto congiunge le due sponde del fiume. Ha la schiena tosta ma non ha ancora il tuo fascino antico, chissà forse un giorno troverà qualcuno che lo adotterà, magari un altro pescatore.
Ma non temere la tua anima adesso è con Nino e nel suo piccolo giardino tutti possono ammirare quella foto del pescatore con il suo amato ponte uniti per sempre.
Massimo

UNA MATTINA AL FIUME

IL VENTO E LA FARFALLA
C'era una volta ....... così iniziano molte fiabe , questa però è una vera storia l'ho vista e vissuta nella sua incredibile verità una mattina mentre nel suo momento più bello la primavera dava segno della ripresa della vita dalle ceneri dell'inverno. Una brezza improvvisa e fresca aveva fatto sentire il suo afono rumore.
Gli aironi si alzano in volo, il fiume scorre placido e le sue curve maestose lambiscono e corrodono le sponde sassose a tratti  piane o scoscese. La nebbia si solleva dalle limpide acque e offusca il bosco di ontani, ferito dalle magiche spade dei raggi solari, che immobili e impalpabili si arrossano del colore dell'astro nei momenti in cui la nebbia si dirada con irreale incandescenza .
Le prime foglie spuntano sui rami dei salici e dei sambuchi; ecco i primi tepori del mattino, ma improvvisamente un sussurro giunge alle mie orecchie, è una voce lieve e lontana. - Uomo... vieni con me, devi seguirmi !
Giro la testa intorno per guardare chi mai abbia detto quella frase e non vedo nessuno. Penso ad una allucinazione e continuo il mio cammino ma inesorabile quel sussurro si fa ancora udire.
-Pescatore sono qui - Un brivido mi percorre la schiena e la debole peluria rimasta sul capo si raddrizza.
- Ma chi sei un fantasma forse? Nessuna risposta giunge alle mie orecchie. Riprendo il cammino pensando se mai avessi bevuto o mangiato qualcosa che provochi effetti allucinogeni. Ma riecco la voce.
- Pescatore non avere paura, ti conosco, ti ho visto nascere, conosco i tuoi avi. Rispondo irritato. - Chi sei codardo che non ti fai vedere, abbi il coraggio di mostrarti.
Ma ecco riecheggiare la voce - Pescatore ora verrai con me! 
Rispondo preoccupato - Che vuoi da me? Io non verrò con nessuno,  hai capitooooooo ?
Ma non riesco nemmeno terminare la frase che vedo il mio corpo spezzarsi in miliardi di minuscoli e leggeri brillanti, il fenomeno comincia dagli arti inferiori e piano piano l'aria sembra infestata da piccole e moleste lucciole.
Penso che la morte ormai mi abbia voluto con sé, non posso oppormi e anche l'addome il petto e la testa si dissolvono, nulla del mio corpo rimane intatto. Ma stranamente continuo a pensare e vedo ogni cosa, solo che non la vedo dall'alto del mio metro e ottanta ma dalle cime degli alberi.
La voce sorridendo sorniona mi dice. - Visto? Nulla di male ti accade e non ti sei chiesto perché?
Rispondo- Si, vorrei proprio saperlo, ormai mi hai assassinato.
La voce. - Non sei morto ma fai parte del vento ora, so che sei una persona saggia e ho bisogno del tuo aiuto.
Rispondo.- Sai che aiuto può dare un cadavere, non ti voglio aiutare sei crudele non vedrò mai più la mia amata famiglia.
Il vento ridacchia- Vorresti fregarmi vero? Ma quale famiglia sei solo, ma se mi aiuterai forse...
- Insomma, dimmi! cosa vuoi che faccia senza mani ne gambe ne testa? -
Il vento con sicurezza risponde. - Hai ancora tutto non temere. Ho intenzione di annoiarti un po' parlandoti della mia storia. Mi alzo come sempre; da milioni di anni percorro le valli, i boschi, i laghi e i fiumi; scalo i monti e i ripidi pendii interrotti da foreste innevate. Io sono il vento che senza sosta smuove le fronde nelle estati assolate e gelo le cortecce durante i rigidi inverni. Vago da quando la terra bruciava, da quando le foreste lussureggiavano incontrastate . Solcavo i mari sterminati e i polverosi deserti. Imperterrito nel mio vagare non mi sono mai preso cura ne di cose ne di alcun essere vivente. Ma oggi ho fermato la mia corsa sulle rive del fiume , una farfalla blu svolazzava leggera. Il mio soffio l'ha sollevata da terra mentre succhiava il suo pasto da un fiore . A tale disturbo lei mi ha risposto con stizza.
-Heiiiiii ti sembra educato spostarmi dal mio fiore preferito?-
Rimasi sorpreso, solo una volta qualcuno parlò con me in 20 milioni di anni, mi fermai e fui ammaliato dalla bellezza di quell'essere. Le ali hanno il colore dei limpidi mari, due cerchi sfumano alle estremità e danno l'impressione di diffondere il colore elettrico dei fulmini .
Mai nulla di più bello aveva illuminato la mia vista, rimasi incantato ad osservarla.
La farfalla guardandomi mi disse. - Prima mi disturbi facendomi cadere e ora mi guardi come un allocco.
Risposi stupito. - Ma scusa tu riesci a vedermi?
- Certo che riesco a vederti , naturalmente sei trasparente ma si nota molto bene il tuo viso , assomigli ad un uomo anziano con barba e capelli bianchi molto lunghi. Posso anche dirti di averti già conosciuto molto tempo fa.
Incuriosito risposi. - Com'è possibile molto tempo fa? Le farfalle hanno vita breve.
- Ma, com'è possibile che proprio tu non sappia che le farfalle hanno avuto vite precedenti? Quando ti conobbi non avevo queste spoglie, ero una fanciulla celtica. Speravo tanto te ne ricordasti.
Pensando e incapace di ricordare ripetei.  - Una fanciulla celtica?-
- Certo che sei proprio smemorato , posso concederti l'attenuante che son trascorsi tremila anni ma scordarti di quella fanciulla è imperdonabile.
- Si ricordo i celti ma di fanciulle ne ho viste tante come posso ricordarmi di te?
La farfalla scocciata mi rispose - I colori delle mie ali sono uguali a quelle dei capelli di quella fanciulla. Ma non ricordi di quella ragazza che accarezzasti con la tua fresca brezza? Il villaggio festeggiava la festa degli alberi di notte intorno alla grande pietra rotonda scolpita.
- Rimasi attonito a pensare arretrando nel tempo sin che ricordai tutto e dissi . Siiiii ora ricordo, anche allora come oggi fosti l'unica a vedermi . La grande pietra intorno a cui si danzava aveva scolpite le 13 fasi lunari; per tutte le stelle sei proprio tu. L'emozione mi fa quasi impazzire e creo un vortice che trascina roteando tutte le foglie che durante l'inverno non sono marcite. Nessuno lo sa se ricordi cara farfalla che possiedo il potere di esercitare magie. Il grande Dio mi concede raramente di fare qualcosa che mi faccia piacere.
Quella notte ricordi? Eri triste, spesso ti accadeva di cercare la solitudine di stare sola con te stessa. La festa ti riempiva di gioia ma qualcosa di inspiegabile ti spingeva a stare sola e ti appartavi nei pressi della fonte mentre tutti gli abitanti del bosco continuavano a danzare alle note della musica celtica, alla luce dei fuochi.
-Ti guardavo, eri bellissima, i tuoi occhi profondi e i tuoi morbidi capelli erano imprigionati da una ghirlanda di fiori, La tua azzurra veste lasciava sublimare il tuo giovane profumo.
Solo tu mi sentivi e alle mie profonde parole il tuo volto passò dal cruccio alla luce del sorriso. Il piacevole vortice del mio soffio ti avvolgeva di dolcezza. Mi colse per un attimo il desiderio di fermarmi, di non vagare continuamente senza cuore e schivo da ogni sentimento.
Come per incanto milioni di piccole briciole luminose presero forma e luce, sino a condensarsi e trasformare la semplice aria in un giovane principe dagli occhi azzurri. Fosti sorpresa dalla magia.
La farfalla incalza. - Avevi rubato i miei pensieri e ti trasformasti nelle spoglie dell'uomo dei miei desideri , un giovane forte, intelligente, dallo sguardo profondo ed espressivo, non principe nell'aspetto ma nell'anima, che sapesse accettare la mia essenza la mia peculiarità interiore.
- Quella fu la mia volontà e il miracolo della magia; così per tutta la notte non fu la fresca brezza ad accarezzarti ma le calde mani e il respiro della mia vita. Labbra che cercavano altre labbra di cui avvertivo la vitale morbida gioventù.
La farfalla sorride e risponde. - Non ti ho scordato, e scoppia il mio piccolo cuore nel rivederti, ho atteso questo momento per migliaia di anni e non ho mai scordato la felicità che provai quella notte.
Ma appena spuntò l'alba la magia svanì; come in un sogno il tuo corpo si dissolse e sparì con la bruma del mattino in miliardi di gocce di rugiada.
 - Ma ora sono qui piccola farfalla mia e volerai con me per sempre.
Rivolgendosi a me il vento mi racconta la sua gioia e il suo dolore.
- Ritornammo felici come allora caro pescatore, la cullai la tenni tra le mie trasparenti mani, attraversammo il bosco, volammo sopra i fiori , sopra le limpide acque del fiume. Ma ora la mia piccola farfalla non vola più, le sue ali sono sbiadite e il suo sorriso si è spento. Vorrei che tu possa darmi un aiuto . La mia magia non riesce a svegliarla dal torpore e lei è sempre più debole.
Ti prego, io ti conosco, so che hai sempre idee brillanti le tue fantasie sono miracolose, forse sei la mia ultima speranza.

- Va bene vengo con te vento.
Ora siamo giunti presso la farfalla che posata sopra un grande fiore giallo non riesce a sorreggersi e adagiata su di un fianco sbatte ad intervalli le ali cercando invano le forze che servono per farle spiccare il volo.
Il vento grida disperato creando un fischio sinistro. - Farfallina, farfallina, ti prego...
E lei risponde:- vento mio caro la vita delle farfalle è breve, ma sono felice di averti nuovamente incontrato. Ti ho atteso migliaia di anni, ma ora è tempo di andare le mie forze sono alla fine.
Il vento divenne nero sino a mostrare la sua forma umana, un vecchio distrutto dal dolore , rughe profonde sul volto come spaccature nelle rocce laviche, la barba allungata da chi da migliaia di stagioni trascorse senza sosta non prende cura di sé. Cominciò a piangere e le lacrime si trasformarono in pioggia, pioggia di dolore impossibile da fermare e con la voce tuonante dalla disperazione mi disse.- Aiutami pescatore-
La farfalla sorridendo guardava il suo vento ormai vecchio e stanco che ancora amava più di se stessa felice di averlo ritrovato nonostante il suo imminente tragico futuro.
Entrai nel bosco con la mia evanescente figura e stetti ad ascoltare in silenzio , speravo che il mio cervello potesse trovare uno spunto. Trascorso qualche minuto incominciai a captare i pensieri delle piante del bosco, tutto sembrava collegato alla mia mente. Un ontano posò un suo ramo sul mio capo.
Ed ecco che un'idea mi illuminò la mente e dissi al vento. - Presto sospingi la farfalla sulla grande pietra celtica. Dopo tremila anni la pietra era ancora li.
Il vento non capì e mi chiese. - Che vuoi fare pescatore? -
- Zitto e segui le mie istruzioni.
Così il vento cominciò a soffiare sollevando le azzurre ali in vorticose evoluzioni sino a che con dolcezza la fece posare come una piccola piuma sopra la pietra celtica dove è stato scolpito il calendario che segna il tempo delle stagioni e il magico influsso degli alberi, l'ontano, la quercia, il frassino, il biancospino.
Mi rivolsi al vento dicendo di cospargere la farfalla con una parte del mio corpo costituito ormai da polvere di brillanti.
- Caro vento ho ascoltato la voce degli alberi, non dovrai più girare intorno al mondo, mi hanno dato il suggerimento per farti vivere per sempre con la tua farfalla.
Il vento mi implorò. - Si ti prego fai che anche i miei giorni finiscano con lei.
- Su non perdere tempo, cospargila con la mia polvere.  Il sole ormai era calato e tutto si coprì con il manto nero della notte, il vento ubbidì e si accese un'immensa luce che infiammò la notte.
Un vortice d'aria piegò le piante quasi a farle spezzare con un sibilo terrificante molto metallico, poi seguì il silenzio; ne fruscio di foglie ne canto di uccelli, nemmeno il lento turbinio delle acque si udiva, pareva che il tempo per lunghi istanti si fosse fermato.
Passarono minuti interminabili e lentamente una luce blu cominciò ad espandersi nella notte sbucando da una fitta nebbia che ormai copriva tutto il bosco.
Improvvisamente non avvertii più la presenza del mio corpo, feci il gesto di muovere le mani per allontanare la nebbia e stranamente si sollevò una potente ventata ma non sentivo gli arti. Lentamente la nebbia si diradò, sulla pietra celtica comparve la figura di una splendida fanciulla dai capelli azzurri addormentata al fianco di un giovane biondo vestito da principe.
Capii che l'amore e la magia aveva dato la forza al vento e alla farfalla di ritrovare la vita e di viverla insieme per sempre. Ma è stato necessario il sacrificio di un pescatore che ha accettato di prendere il posto del vento, ora il vento sono io e volerò sino a che una farfalla saprà leggere nel mio cuore e darmi la forza di amare . Gli alberi hanno parlato alla mia anima e alla mia mente dicendo che la natura deve avere i suoi equilibri e il mio sacrificio non li avrebbe alterati. Così baciai con il mio soffio i fanciulli che hanno meritato la vita con la forza del loro amore. Ma ora umani tremate perché questo nuovo vento sarà implacabile con chi non riga dritto. Fine
Massimo

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